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La tecnologia di crowd engagement da Woodstock ai Muse.

Tecnologie di crowd engagement: insieme delle tecnologie utilizzate per consentire ad un pubblico di partecipare attivamente e/o contribuire ad un evento

Woodstock, 1969.

Ci sono un milione di motivi, per cui la storia del crowd engagement può essere fatta risalire a quel luogo e a quel momento. Si potrebbe parlare di come 4 imprenditori di New York riuscirono a riunire le più famose band del mondo, o si potrebbe raccontare di come, utilizzando la pubblicità su piccole testate, riuscirono a riunire mezzo milione di persone, ma la verità è che Woodstock ha in primo luogo fatto la storia del suono. Fino a quel momento, nessuno era mai stato in grado di realizzare un concerto outdoor di quelle dimensioni.

I concerti al coperto utilizzavano impianti audio tipici del teatro disponibili nei locali, nei casi più fortunati le band disponevano di piccoli sistemi di amplificazione del suono. L’industria del suono dal vivo invece era appena nata e sostanzialmente si basava sull’esperienza del concerto dei Beatles del 1965 allo Shea Stadium. In quel caso, la band cercò di farsi sentire sopra le urla di 55 600 fan utilizzando il sistema di amplificazione dello stadio, normalmente usato per gli annunci delle partite dei Mets. Chiaramente, non furono in grado di sovrastare il rumore della folla.

Dunque, l’organizzazione di un festival all’aperto con più di 200 000 persone per l’epoca era un progetto a dire poco visionario. Questo folle compito fu affidato a un ingegnere di Boston, conosciuto sulla costa orientale per la gestione dell’audio di alcuni Jazz Festival: Bill Hanley. Hanley fu in grado di costruire il più grande impianto audio mai realizzato fino ad allora: 16 array di altoparlanti in una piattaforma quadrata su torri di 20 metri, circondata da colonne di altoparlanti sulle colline.

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Bill Hanley a Woodstock

Con l’arrivo degli anni ’70, sui palchi dei grandi concerti arrivarono gli psychedelic light shows o liquid light shows. Pionieri di questa nuova tecnologia, furono i Led Zeppelin che, nel 1975, furono una delle prime band ad utilizzare la tecnologia laser: portarono in scena un unico raggio laser rosso che collegava il retro del palco al pubblico. Il direttore di produzione dei The Who, che aveva assistito al concerto, decise di utilizzare quella stessa tecnologia nel loro tour successivo. Comprò un laser Spectra-Physics più potente e versatile di quello dei Led Zeppelin e, manovrandolo a mano dal retro del palco, con un reticolo di diffrazione creò un “soffitto di luce”.

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Concerto dei The Who

Gli anni ’80 furono anni di sperimentazione: dal maiale volante dei Pink Floyd alle auto esplosive dei Plasmatics. Sicuramente in quegli anni a dominare le scene furono i concerti di Michael Jackson. Se ne ricordano in particolare due. Nel primo, Jackson lavorò con il mago Doug Henning  su un effetto speciale in cui sembrava intrappolato in una gabbia e, dopo un’esplosione, riappariva in un altro punto del palco. E, il tour del 1984 dei Jackson in cui la band apriva ogni spettacolo con un luminoso combattimento di spade laser in stile “Guerre Stellari”.

Gli anni ’90 portarono due grandi innovazioni nei concerti: le tv e i computer. Le tv divennero parte integrante delle scenografie dei concerti: venivano impilate una sopra l’altra come delle grandi pareti video. Uno dei primi gruppi ad utilizzare questa tecnica furono gli U2 nel 1992, seguiti da Madonna. L’avvento del computer, invece, consentì di sincronizzare le produzioni meccaniche con le tracce ritmiche in un click, eliminando i lag dovuti ai pulsanti gestiti da operatori umani.

Negli anni 2000, i computer e la robotica presero il sopravvento. I parchi a tema, il Cirque du Soleil e i film hollywoodiani furono pionieri nell’utilizzo delle  grafiche generate dai computer, i video, le produzioni in movimento e gli schermi verdi.  I concerti seguirono il loro esempio. Mark Fisher fece volare Tina Turner sul palco con un braccio robotizzato. I Daft Punk approfittarono dell’evoluzione della tecnologia laser per costruire piramidi e altre spettacolari forme di luce.

Nell’ultimo decennio, l’evoluzione tecnologica ha portato grande innovazione nell’industria degli eventi e in particolar modo per i grandi concerti di musica dal vivo. Questo settore sta diventando sempre più smart e sia organizzatori che artisti puntano ad investire su nuove tecnologie per mettere in scena show di volta in volta più memorabili, colmi di esperienze sensoriali indimenticabili capaci di lasciare il pubblico a bocca aperta.

Tra le tecnologie decisamente promettenti in questo ambito vanno citate la Realtà Virtuale e la Realtà Aumentata, due modalità di interazione tra mondo reale e virtuale. Nel caso della realtà aumentata (AR da “Augmented Reality”) si potrebbe dire che sia il mondo virtuale a “entrare” nel mondo reale, mentre per la realtà virtuale (VR da “Virtual Reality”), è l’utente ad “entrare” nel mondo virtuale. Con la realtà aumentata si arricchisce l’esperienza umana della realtà grazie a dispositivi tecnologici, come gli smartphone. Tramite la fotocamera di uno smartphone, o un altro strumento in grado di utilizzare questa particolare tecnologia, è infatti possibile osservare elementi virtuali interagire con la realtà. Inquadrando con lo smartphone una band sul palco, si può usufruire di elementi digitali che arricchiscono l’esperienza del concerto. Ad esempio, si può visualizzare il testo della canzone che il gruppo sta eseguendo, o visualizzare la band con strane maschere in faccia o con abiti colorati.

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AR in concerto

Con la realtà virtuale, invece, è l’utente ad immergersi completamente in un mondo fittizio, solo apparentemente reale, poiché si tratta di un tipo specifico di emulazione della realtà nato con l’obiettivo di replicare situazioni altresì impossibili da vivere. La realtà virtuale proietta quindi l’utente in qualsiasi luogo, permettendogli di vivere avventure ed esperienze in prima persona, abbattendo le barriere geografiche e simulando qualsiasi ambientazione. Per farlo, vengono utilizzati alcuni dispositivi di supporto, come occhiali e caschi, su cui viene rappresentata la scena e vengono riprodotti i suoni. Le esperienze VR più avanzate utilizzano anche guanti, o “joystick”, dotati di sensori per simulare movimenti e stimoli tattili.

Un’altra tecnologia visiva simulata degna di nota è quella olografica. Nel 1947, lo scienziato anglo ungherese Dennis Gabor, intento a migliorare un microscopio elettronico standard, inventò la teoria olografica. La sua teoria descrive come un’immagine tridimensionale di un pattern di informazione codificato in un fascio di luce può essere memorizzato su pellicola fotografica. Gli ologrammi non solo altro che delle registrazioni fotografiche le quali producono immagini tridimensionali se illuminate con un fascio di luce laser; a differenza delle normali fotografie, gli ologrammi ci mostrano dunque una rappresentazione tridimensionale dell’immagine proiettata. Nel 2012, al Coachella (festival musicale che si svolge annualmente alla fine di aprile negli Stati Uniti d’America, negli Empire Polo Fields di Indio in California) fece il suo esordio l’ologramma di Tupac, artista rapper morto nel 1996.

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L’ologramma di Tupac

Gli ologrammi rappresentano  l’opportunità di offrire al pubblico realtà “impossibili”. Dalla creazione di personaggi visuali, come fanno i Gorillaz, alla possibilità di rivedere artisti che ci hanno lasciato troppo presto, come nel caso di Tupac.

Le tecnologie olografiche si sono evolute sempre di più e si è moltiplicato il numero di artisti che sono stati fatti rinascere, almeno in senso virtuale, grazie agli ologrammi che vengono proiettati nel corso delle esibizioni. L’idea è quella di dare vita a grandi eventi e riproporre sul palco star della musica. I fan più nostalgici possono vedere realizzati i propri sogni grazie agli olo-concerti. Potranno “rivedere” sul palco personaggi come Ronnie James Dio e Roy Orbison, passando per Elvis Presley, Frank Zappa, Michael Jackson, Maria Callas, Amy Winehouse e Whitney Houston. Chi ha portato la tecnologia olografica al limite e’ sicuramente Eric Prydz (DJ, produttore e musicista svedese) che, con il suo show alla sesta edizione, EPIC 6.0: Holosphere, ha creato uno show musicale epico. Con la prima edizione nel 2011, EPIC e’ adesso uno dei più incredibili esempi di tecnologia olografica applicata al settore degli eventi musicali dal vivo. EPIC impiega centinaia di laser, schermi digitali più larghi di un jumbo jet ed effetti olografici colossali

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EPIC 3.0 Photo: Madison Square Garden

La tecnologia di crowd engagement ha fatto passi da gigante anche lato “fan”. I supporter più tecnologici hanno infatti la possibilità di interagire e di fruire dei concerti in modi differenti. Ad esempio, Mixhalo è un’app che permette, a chi partecipa a un evento, di godere di un’esperienza aumentata e «più immersiva». Basta collegarsi all’app, ed indossare delle cuffie, per avere la possibilità di sentire la musica come la sente chi la sta suonando sul palco, e anche di decidere come sentire quella musica. Praticamente è come stare sul palco con il tuo artista preferito. 

Tra gli artisti che hanno  sperimentato l’app durante i loro concerti live ci sono, ad esempio, gli Aerosmith e i Metallica: gli spettatori, tramite Mixhalo, potevano scegliere se ascoltare uno specifico mix di strumenti, escludere il canale con la voce del cantante, alzare o abbassare il volume o saltare da un canale all’altro e così via. Mixhalo sfrutta una serie di antenne, installate all’interno della venue, in grado di trasmettere tutti i canali audio che vengono registrati sul palco. 

Max, nella quarta puntata di Italian Tech Speak, fa riferimento ad alcune tecnologie di crowd engagement, come ad esempio gli Xylobands, i braccialetti LED luminosi capaci di far interagire i fan con lo spettacolo dal vivo, anzi: rendere i fan parte dello spettacolo. I braccialetti possono lampeggiare a tempo di musica e creare altri effetti che riflettono lo “stato d’animo” dell’evento e sono stati utilizzati per illuminare gli spettacoli di numerosi artisti, come i Coldplay, Rita Ora, Rihanna.

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Concerto dei Coldplay

Un altro esempio di utilizzo della tecnologia nei concerti, citato da Max,  è quello dei Muse, rock band britannica in attività da quasi 25 anni. I Muse hanno riempito stadi ed arene di tutto il mondo, creando scenografie e spettacoli incredibili: palchi e schermi giganteschi, fiamme, esplosioni, elaborati effetti laser, attori e corpi di ballo, ma soprattutto un utilizzo sfrenato della componente tecnologica.

La massima espressione di questa contaminazione è stata raggiunta nel 2016 con il Drones World Tour, in cui il trio, con l’aiuto di un team di esperti dedicato, ha ideato un palco a 360° allestito nel centro delle arene che ruotava su se stesso e da cui partivano due lunghe passerelle.  Si sono ottenuti così molteplici spazi in cui gli artisti potevano spostarsi durante l’esibizione e coinvolgere al massimo il pubblico attraverso giochi di luce e proiezioni video che seguivano la band nei loro movimenti. Una delle particolarità scenografiche più rilevanti era la presenza di grossi droni sferici che fluttuavano sulle teste dei fan presenti sotto il palco, dando vita a giochi di luce inediti; droni che erano programmati in maniera differente a seconda del brano, e che venivano pilotati in automatico da un software dedicato.

Ma non finisce qui: nel loro ultimo tour mondiale, il Simulation Theory World Tour, andato in scena nel 2019, un palco dai contorni a led era sovrastato da un enorme unico maxischermo in altissima definizione. Un gigantesco “mostro” robotico sorgeva da dietro le quinte, sovrastando l’intero palcoscenico. E proprio dietro le quinte, prima del concerto, i fan più accaniti, attraverso l’acquisto di un biglietto speciale, potevano godersi un pomeriggio all’insegna di videogiochi a tema Muse in realtà aumentata, creati dalla band in collaborazione con Microsoft.

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Concerto dei Muse

LEA, come sempre, ci ha portato in un vero viaggio nel tempo alla scoperta delle principali tecnologie usate nei concerti: dai primi laser negli anni ‘70 fino agli spettacoli di ologrammi degli ultimi live. In questo periodo in cui i concerti sembrano un ricordo lontano , proprio grazie alla tecnologia possiamo continuare a goderci lo spettacolo, con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione.

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