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Da 0 a startup in 5 episodi. Lezione #3: La prototipazione

Contenuto estratto e rielaborato dai corsi della School of Entrepreneurship & Innovation. Tutte le immagini sono prese da moduli educativi di School of Entrepreneurship and Innovation.

Siamo partiti dal problema e abbiamo trovato un’idea. Il più è fatto, ma ora è arrivato il momento di costruire un prototipo per testare e per presentare il nostro progetto. Si è arrivati quindi alla fase di prototipazione, che spesso sembra insormontabile, ma è più facile di quanto pensiate: basta organizzarsi bene e mettersi dei traguardi ponderati e concreti.

È utile fin da subito far chiarezza: dobbiamo iniziare a step, dividendo i problemi più corposi in sottocategorie, usando la prototipazione come uno strumento per aumentare la nostra consapevolezza e studiare empiricamente la nostra idea.

Nello sviluppo di un servizio o un prodotto nuovo sorgono sempre molti dubbi su come questo sarà o su come funzionerà, anche all’interno dello stesso team di lavoro. Per aiutarci a risolvere questi dubbi, lo strumento migliore è la prototipazione reiterata e mirata a convalidare o confutare ipotesi.

I prototipi (soprattutto nella fase iniziale) hanno l’obiettivo di aiutarci a prendere decisioni. Non si costruisce un prototipo nella speranza di trasformarlo nella soluzione finale implementata, lo si costruisce per acquisire le conoscenze che serviranno a creare un prototipo migliore, fino al prodotto o servizio finale e oltre.

Ora è il momento di prototipare! Ma partiamo dalle basi: cos’è un prototipo? Il termine deriva dal greco prototipos, che potremmo tradurre con “primo modello” (da proto, primo e  tipos,  modello). Il prototipo quindi è una rappresentazione di un prodotto, di un servizio o sistema, o di una sua parte, che, anche se in qualche modo limitata, può essere utilizzata a scopo valutativo o divulgativo. È un primo esemplare costruito per testare un concetto o un processo.

All’inizio il prototipo dev’essere realizzato con il minimo sforzo e attraverso semplificazioni. Questo è uno degli aspetti più importanti, poiché nella prototipazione bisogna essere agili e pronti a numerose modifiche ed aggiornamenti. Ottenerlo con facilità evita anche di sviluppare affezione per un output, facilitando quindi l’evoluzione stessa del progetto. Inoltre, non deve necessariamente essere un sistema funzionante, spesso può essere utile anche un semplice mockup (un modello estetico “finto”). Il motto è “fake it until you make it”.

Perché è importante prototipare?

Le ragioni sono molteplici:

  • la prima fase della prototipazione la state facendo per voi stessi, per il team. Serve per prendere confidenza con le ipotesi fatte, per definire dettagli, per contestualizzare una funzione. Può essere fatta senza troppi fronzoli, serve per soddisfare la vostra sete di conoscenza, per stimolare l’approccio empirico e per portarvi a un livello successivo.
  • Esiste poi un prototipo espositivo, un simulacro del vostro progetto, quel prototipo da presentare all’esterno, che deve catturare l’attenzione e dimostrare l’utilità della vostra idea. Questo di solito è il prototipo a cui aspirate fin dall’inizio, quello che vi sembrava irraggiungibile perché troppo complesso, ma che a forza di errori e successi interni  è diventato di colpo attuabile. Questa tipologia di prototipo vi aiuta nei pitch e nelle presentazioni, ma soprattutto vi serve per i test di usabilità: ovvero, per raccogliere feedback sulla vostra idea direttamente dagli utenti attraverso l’analisi delle interazioni.
  • infine ci sono i prototipi funzionali, quelli che vengono costruiti con l’obiettivo di testare la feasibility tecnica del prodotto e/o del servizio. Questi sono utili soprattutto a definire le specifiche del prodotto e ci danno informazioni importanti sui vincoli tecnologici. Tutte queste specifiche saranno utili a delineare un solido brief da condividere anche con terze parti per un’eventuale futura produzione.

I prototipi possono essere disponibili in diverse forme, tutto dipende dal motivo per cui sono stati creati: realizzati su carta, tramite semplici schizzi, creati attraverso disegni, illustrazioni, video, 3D, render, prototipi funzionali e molto altro ancora.

Alcuni prototipi sono sviluppati solo per rappresentare o simulare il funzionamento o l’aspetto del prodotto, o servizio (come ad esempio durante lo sviluppo di APP, siti web, ecc.).

Alcuni, invece, includono una versione in miniatura con funzionalità complete o parziali (stampa 3D, taglio laser, ecc.).

Il prototipo di carta, di solito uno dei primi che si sviluppano, è un esempio di un prototipo creato sotto forma di disegni grezzi e origami, con cui è possibile simulare anche oggetti funzionali.

I prototipi digitali, invece, permettono di creare un modello virtuale del prodotto, per esempio per avere un riscontro di come i singoli componenti lavoreranno insieme e del suo aspetto una volta completato. In altre parole, permettono di esplorare virtualmente il prodotto completo prima che venga effettivamente costruito.

Realizzare un prototipo con la fabbricazione digitale è facile, veloce e ci permette di modificare piccoli aspetti man mano che si procede con la progettazione e di esplorare fisicamente il prodotto manipolandolo e testandolo.

Ricordatevi che “it’s good to fail”; non siate perfezionisti in questa fase, meglio fare un prototipo in più che perdere troppo tempo su un dettaglio, fallire è utile per migliorare e migliorarsi. Il grado di sofisticazione a cui è necessario arrivare in questa fase è un MVP.

Detto in termini semplici, l’MVP, che sta per Minimum Viable Product, è una versione iniziale del prodotto o servizio che, include solo le caratteristiche minime necessarie al fine di raccogliere da subito i feedback degli utenti. L’ MVP è dunque il “prodotto minimo funzionante”. Il termine è stato coniato nel 2001 da Frank Robinson, co-founder della SyncDev, per indicare quel prodotto con il maggiore ROI (Return on Investment) rispetto all’investimento fatto.

Per semplificare le cose, prendiamo l’esempio delle ciambelle, per ottenere un primo feedback dagli utenti sulla nostra ciambella, il nostro MVP sarebbe il terzo prodotto partendo da sinistra in questa illustrazione.

Infatti, la terza ciambella possiede tutte le caratteristiche minime richieste per affermare o smentire la nostra tesi di produzione delle ciambelle. Chiaramente, nel tempo, l’obiettivo rimarrebbe quello di implementare gradualmente  nuove “features” fino ad arrivare ad un prodotto ”completo” che è quello rappresentato dall’ultima immagine in questa sequenza. 

Di base un MVP può anche essere un semplice video di youtube, una landing page, un semplice servizio online o un prodotto fisico con caratteristiche minimali. L’obiettivo in questa fase non è risolvere completamente il problema, ma capire se a qualcuno interessa realmente risolverlo con la vostra soluzione e come arrivarci passo passo. Ogni ciclo di test darà dei risultati che serviranno nel processo iterativo a raffinare il prodotto e avvicinarlo sempre più al raggiungimento del product market-fit .

In definitiva, un MVP è qualcosa di concettualmente molto potente per la startup. È però, al contempo, uno degli aspetti più delicati, perché si va a concretizzare un’idea e una visione, con tutte le difficoltà che ne conseguono, soprattutto nella corretta interpretazione dei dati.

Il nostro viaggio verso la creazione di una startup richiede ancora due step.

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