Approfondimento moda

Moda, tecnologia e sostenibilità: come possono diventare sinonimi?

L’incontro tra la moda e l’innovazione, nell’era dell’industria 4.0, sta ridisegnando il settore del fashion. Abiti dotati di sensori intelligenti, tessuti all’avanguardia sotto il punto di vista delle performance tecniche o della resistenza alle temperature, fibre sintetiche studiate scientificamente per riprodurre quelle naturali limitando gli impatti ambientali: la tecnologia è diventata indossabile e l’approccio avanguardistico, tipico dell’alta moda, è diventato il laboratorio ideale per dare slancio a sperimentazioni di ogni genere, specialmente al servizio di una svolta che sia prima di tutto eco-friendly.

Sono molte le forme di incontro tra la tecnologia, il digitale e la moda. Nel 2009 una ragazza di Cremona iscritta alla Bocconi di Milano ha un’intuizione: utilizzare un blog su internet per provare a diventare un esempio di stile per chiunque lo visiti. Con 510 € di investimento iniziale apre il proprio portale dove racconta semplicemente la sua vita, mostra gli abiti che indossa ogni giorno, interagisce con il pubblico. L’anno successivo viene definita dalla rivista americana New York una delle più grandi stelle dello street-style dell’anno, nel 2011 incoronata Blogger of the moment da Vogue, nel 2018 raggiunge 10 milioni di euro di fatturato. Così, Chiara Ferragni, ha creato il mestiere dell’influencer con il suo blog The Blonde Salad.

Chiara Ferragni
Chiara Ferragni

La tecnologia e la moda sono arrivate a realizzare anche prodotti che siamo stati sempre abituati a vedere solo nei film di fantascienza. La Nike nel 2016 ha realizzato un modello di sneakers autoallaccianti ispirate a quelle indossate da Marty McFly in Ritorno al Futuro, interpretato da Michael J. Fox. Attualmente queste sneakers sono acquistabili online ad un prezzo che oscilla tra i 30.000 e i 40.000 euro. Lo stilista Hussein Chalayan ha invece realizzato un vestito che si adatta completamente al corpo di chi lo indossa, grazie a una serie di dispositivi tecnologici collegati a sensori di movimento che permettono di modificarne la forma, la larghezza e la lunghezza.

Nike Air Mag
Nike Air Mag

Persino il MIT (Massachusetts Institute of Technology), oggi, ha diversi programmi e discipline che ruotano attorno allo studio del wearable computing e alla collaborazione tra designer, stilisti e scienziati per ripensare il modo di indossare la tecnologia: le potenzialità sono, infatti, enormi. Ne è un esempio SoundShirt, la maglietta che vibrando a tempo permette ai non udenti di poter sentire la musica sulla propria pelle. Oppure abiti che incorporando sensori fotovoltaici permettono di ricaricare lo smartphone.

Ma l’innovazione non riguarda solo il prodotto ma anche e soprattutto il processo produttivo e l’esperienza d’uso del consumatore finale.

Nella produzione, le tecnologie più recenti che stanno inserendosi nei processi, sono il taglio laser e la stampa 3D: tagliare, incidere, modellare con la massima precisione ogni tipo di tessuto al fine di realizzare pezzi completamente personalizzabili sulle esigenze e le forme di chi dovrà indossarli. L’esperienza d’uso del consumatore finale è centrale in questi processi di contaminazione che potremmo chiamare fashion tech. Il progetto YOOXMIRROR di YOOX NET-A-PORTER GROUP, si pone proprio nell’ottica di andare incontro a una delle primarie esigenze della sua clientela. Sicuramente una delle prime motivazioni per annullare o posticipare l’acquisto online di un capo di vestiario è l’incertezza legata a vari fattori come materiali, vestibilità e taglia da scegliere. Così YOOX, grazie al machine learning e all’intelligenza artificiale ha voluto ricreare, attraverso un’applicazione di styling virtuale su smartphone, il momento della prova nel camerino del negozio fisico. Pur essendo ovviamente impossibile replicare l’esperienza sensibile di un capo, il famoso e-commerce ha voluto coinvolgere la clientela in maniera giocosa, dando la possibilità di provare e abbinare tra loro più di 50.000 capi del catalogo e di condividere online il proprio outfit virtuale.

YOOXMIRROR
YOOXMIRROR

Come detto all’inizio la moda deve avere tra le proprie priorità la sostenibilità: i capi di vestiario sono in assoluto la categoria di prodotti che utilizziamo per il maggior numero di ore nella nostra giornata, quindi è indispensabile conoscerne e migliorare il loro impatto sul nostro pianeta.

Il largo uso di fibre sintetiche nel campo dell’abbigliamento sta diventando un problema per quanto riguarda lo smaltimento dei capi vecchi o inutilizzati: per questo motivo si stanno facendo sempre più strada il riuso, il riciclo e la circolarità, anche nel settore fashion.

Anche in questo campo YOOX NET-A-PORTER GROUP si sta dimostrando particolarmente attivo con un progetto in partenza quest’anno. Lo scopo è implementare l’identità digitale dei capi di tutte le collezioni del gruppo in modo da permettere ai clienti di poter usufruire di servizi di cura e riparazione dei capi acquistati, in modo da prolungarne la vita media e facilitarne la rivendita o il riciclo. L’iniziativa Digital ID fa parte della strategia di CSR (Corporate Social Responsibility), di respiro decennale, chiamata Infinity che punta a migliorare i flussi di circolarità dei prodotti nel settore della moda e del lusso. Ogni capo sarà dotato di un QR Code scansionabile che lo identifica univocamente, tracciando tutta la sua storia partendo dalla provenienza dei materiali di cui è composto, passando per la loro lavorazione e arrivando a registrare il percorso dell’abito nei processi di rivendita, riuso e riciclo.

Anche il mondo della finanza sta iniziando a guardare con interesse la sostenibilità nel campo del fashion. A gennaio a Wall Street è stata quotata Poshmark, una piattaforma californiana che si occupa di rivendita online di abbigliamento di seconda mano con un fatturato di 192 milioni di dollari, che è riuscita a raccogliere 277,2 milioni di dollari. Esiste, inoltre, un indice Dow Jones che raccoglie le aziende che si distinguono maggiormente in termini di sostenibilità, il Dow Jones Sustainability Index (DJSI). Nel settore tessile, abbigliamento e prodotti di lusso, il primo posto è stato occupato per due anni consecutivi dall’italiana Moncler, che si è assicurata il ruolo di industry leader. Questo testimonia che anche gli investitori si stanno adeguando a nuovi standard di riferimento nel valutare le proprie opzioni di investimento, uno dei quali è senza dubbio la sostenibilità.

Un’ultima notizia curiosa riguarda un elemento dei capi di abbigliamento il cui ciclo di vita è incredibilmente breve: il cartellino. L’italiana Bulgarelli Production di Carpi (Modena), specializzata nella produzione dei cartellini per il settore fashion di alto livello è l’unica azienda al mondo del suo settore ad aver ottenuto la certificazione Carbon Positive, travalicando e migliorando il concetto di impatto zero: la produzione della Bulgarelli è infatti in grado di assorbire dall’ambiente più CO2 di quella prodotta, andando a giovare all’ecosistema grazie ad un assorbimento di 300 tonnellate di anidride carbonica ogni anno.


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